L' EGITTO


                                                    seconda parte

92 1) Tutti questi usi appartengono agli egiziani che abitano al di là delle paludi. E gli stessi usi degli altri egiziani adottano quelli che risiedono nelle regioni delle paludi; ognuno di loro per esempio, convive con una sola moglie, come gli Elleni. Ma per mantenersi a buon mercato hanno escogitato altri mezzi. 2) Quando il fiume è in piena e le pianure diventano un mare, nasce in grande quantità nell’acqua una specie di giglio, che gli egiziani chiamano loto. Lo raccolgono, lo seccano al sole, e ne pestano la parte interna simile alla testa di un papavero, di cui fanno pani che cuociono al fuoco. 3) Ed è mangereccia anche la radice, di questo loto: di un gradevole sapore dolce, rotonda, e di grandezza come una mela. 4) C’è poi un’altra specie di giglio, simile alla rosa, che anch’esso nasce nel fiume. Il suo frutto si trova su uno stelo che nasce dalla radice accanto allo stelo principale, ed è similissimo a un favo di vespe. Vi si trovano molti grani da mangiare, grossi come il nocciolo di un olivo, e che si mangiano sia freschi che secchi. 5) Il papiro, che d’anno in anno si sviluppa, annualmente, viene strappato dalle paludi; e poi ne tagliano le parti superiori, che adoperano per altri usi o che vendono; e mangiano la pare inferiore rimasta, lunga circa un braccio. Quelli che vogliono ricavare dal papiro un cibo squisito lo mangiano dopo averlo immerso in un recipiente caldissimo. Alcuni di questi egiziani vivono di solo pesce. Lo prendono, lo vuotano, lo seccano al sole, e lo mangiano secco.  

93 1) E’ difficile trovare nelle acque del fiume i pesci che vanno a frotta. Crescono negli stagni, e fanno così: quando li prende brama della fecondazione nuotano in frotta verso il mare; i maschi in testa, spargono il seme; e le femmine dietro lo inghiottono e ne vengono fecondate. 2) Quando queste sono ingravidate nel mare, i pesci rimontano, ogni gruppo indietro alla sede abituale. Ma non più i maschi sono alla testa; la direzione passa alla femmine. Le quali nuotano a schiera in testa, e fanno ciò che facevano i maschi. Spargono le uova a piccoli gruppi di grani, mentre i maschi dietro le divorano, 3) e questi grani sono pesci. Dai grani superstiti, non divorati, nasce la nuova generazione. I pesci che vengono presi mentre nuotano verso il mare appaiono consunti nella parte sinistra del capo, quelli presi mentre rimontano sono consunti a destra. 4) E ciò avviene loro perchè discendono al mare tenendosi alla riva sinistra, e risalgono indietro a contatto della stessa riva, aderendo e sfiorandola quanto più possono, affinchè la corrente non li faccia deviare. 5) All’inizio della piena del Nilo cominciano a riempirsi per prime le parti basse del paese e gli stagni lungo il fiume, perchè l’acqua filtra dal fiume; e appena queste zone si riempiono pullulano di piccoli pesci. 6) Da dove è verosimile che essi nascono? io credo di intuirlo. Quando il Nilo si ritira, i pesci, deposte le uva nel fango, si ritirano insieme con le ultime acque; e quando, compiutosi il periodo fluviale, l’anno dopo ritorna l’acqua, tutti i pesci nascono da queste uova. E questo è quanto riguarda i pesci.  

94 1) Gli egiziani che abitano la regione delle paludi usano un olio estratto dal frutto del ricino; gli egiziani lo chiamano kiki. E lo preparano come segue. Seminano questo ricino, che nel paese degli elleni cresce selvaggio, spontaneamente, lungo le rive dei fiumi e degli stagni. 2) E questa pianta seminata in Egitto produce un frutto abbondante ma di cattivo odore. Gli egiziani lo raccolgono, lo fanno a pezzi e lo spremono, o lo cuociono dopo averlo arrostito, e raccolgono il succo che ne esce. E’ un liquido grasso, per le lucerne non meno adatto dell’olio di uliva; ma di odore sgradito.  

95 1) Contro le zanzare, che sono in grande abbondanza, gli egiziani adottano questo rimedio. Gli abitanti al di là delle paludi ricorrono alle torri e per dormire salgono su di esse: perchè, a causa dei venti, le zanzare non riescono a volare in alto. 2) Gli abitanti della paludi adottano, invece delle torri quest’altro rimedio. Possiede ognuno una rete con la quale di giorno prende i pesci; e di notte l’usa così: la dispone intorno al letto su cui riposa, vi si introduce, e dorme al sicuro. 3) Le zanzare, se uno dorme in un mantello o un panno di lino, forano e mordono; invece la rete le arresta senz’altro.  

96 1) I battelli egiziani per il trasporto delle merci sono costruiti in legno di acacia: un albero di aspetto similissimo al loto di Cirene, e da cui goccia della gomma. Tagliano da questa acacia pezzi di legno di circa due braccia, che mettono insieme come mattoni, costruiscono il battello come segue. 2) Collegano i pezzi di legno, di due cubiti, con lunghi e frequenti cavicchi; e quando hanno costruito in questo modo vi tendono sopra delle traverse. Nessun uso di tavole laterali. Turano le commessure interne on papiro; 3) e apprestano un solo timone, che passa attraverso la carena. Per l’albero adoperano l’acacia e per le vele il papiro, Questi battelli non possono risalire il fiume se non domina un forte vento, e vengono tirati da terra. Invece in discesa ecco come vanno. 4) C’è un graticcio costruito di tamarisco, tenuto insieme da una stuoia di canne, e una pietra forata del peso di circa due talenti. La tavola vien gettata, legata a una fune, avanti al battello, che il fiume la porti - alla superficie-, e dietro, con un’altra fune, la pietra. 5) La tavola sotto l’urto della corrente cammina veloce trascinando la baris tal nome hanno appunto questi battelli, e la pietra, trascinata dietro e stando sul fondo de fiume, mantiene diritto il corso della navigazione. Gli egiziani hanno una grande quantità di questi battelli, di cui alcuni trasportano molte migliaia di talenti.  

97 1) Quando il Nilo ha inondato il paese, al di sopra delle acque si vedono solo le città, simili pressappoco alle isole del mar Egeo: giacchè tutto il resto dell’Egitto diventa un mare, e solamente le città ne emergono. Sicchè i traghetti, quando avviene l’inondazione, non si svolgono più lungo i bracci del fiume, ma tagliando in mezzo la pianura. 2) E per risalire da Naucrati a Menfi il percorso passa proprio dalle piramidi, deviando dalla via solita, che passa per il vertice del Delta e per la città di Cercasoro. E se dal mare e da Canopo ci si reca a Naucrati navigando attraverso la pianura, si arriva alla città di Antilla e a quella chiamata di Arcandro.  

98 1) Una di queste, Antilla, è una città considerevole, ed è prescelta per fornire le calzature alla moglie del re di volta in volta regnante in Egitto: ciò che avviene da quando l’Egitto è sotto i Persiani. 2) L’altra città a me pare che, essendo essa chiamata la città di Arcandro, tragga il nome dal genero di Danao, Arcandro figlio di Ftio figlio di Acheo. Ma potrebbe esserci un altro Acandro. Certo il nome non è egiziano.  

99 1) Finora ho esposto i risultati di quanto ho visto, riflettuto, e appreso con le mie ricerche. Passerò adesso ad esporre quello che gli egiziani raccontano, secondo ciò che ho udito; e vi aggiungerò qualche cosa che ho visto direttamente. 2) Di Min, il primo re dell’Egitto, i sacerdoti mi dicevano che protesse Menfi con una diga. Il fiume scorreva lungo tutta la catena sabbiosa che è dalla parte della Libia; e Min creò con un argine, a circa cento stadi oltre Menfi, quel gomito a mezzogiorno prosciugando il letto antico, e avviò il fiume tra le due catene di monti. 3) E ancor oggi questo gomito del Nilo così deviato è sotto l’accurata sorveglianza dei Persiani, che ogni anno lo rinforzano perchè, se in questo punto il fiume dovesse rompere e straripare, tutta Menfi rischierebbe di venire sommersa. 4) Quando Min che fu il primo re, ebbe prosciugato la regione da cui deviò il Nilo, vi fondò la città che è ora chiamata Menfi, e che si trova già nella parte stretta dell’Egitto. A settentrione e a occidente ricavò dal fiume un lago; invece a oriente la cinge il Nilo stesso; e vi fondò il santuario di Efesto, che è grande e degnissimo di fama.  

100 1) Dopo di lui i sacerdoti mi elencarono da un libro i nomi di altri trecentotrenta re. E in tante generazioni c’erano diciotto Etiopi, e una donna indigena; gli altri erano uomini ed egiziani. 2) La donna che regnò aveva lo stesso nome della regina babilonese, Nicotri. Della quale dicevano che per vendicare il fratello, l’avevano ucciso gli egiziani su cui regnava, e così, dopo averlo ucciso,avevano rimesso a lei il regno, per vendicarlo aveva con un inganno ammazzato molti egiziani. 3) Costruì una vastissima sala sotterranea, e finse di inaugurarla; ma era un tranello. Invitò quegli egiziani che sapeva maggiormente responsabili dell’uccisione, e offrì un banchetto a molta gente; ma durante il convito lanciò contro di loro la corrente del fiume, immessa in un largo condotto segreto. 4) Questo dicevano di lei. Ma poi per sfuggire alla vendetta, si sarebbe, dopo il fatto, gettata in una stanza piena di cenere ardente.  

101 1) Gli altri re di cui non raccontavano alcuna gesta, dicevano che non si erano affatto distinti, tranne unicamente l’ultimo, Meri 2) Il quale avrebbe, per suo ricordo, edificato i propilei di Efesto volti a settentrione, avrebbe scavato un lago di cui più in là indicherò in stadi il perimetro, e vi avrebbe costruito delle piramidi, delle cui dimensioni farò cenno assieme con quelle del lago. Sarebbero queste le sue opere. Di nessun altro dicono che abbia compiuto alcunchè.

102 1) Io dunque li tralascerò per menzionare invece il re salito al potere dopo di loro, che si chiamava Sesostri. 2) Di Sesostri i sacerdoti mi raccontarono che per primo si mosse con una flotta di lunghe navi dal Golfo d'Arabia per soggiogare le popolazioni insediate lungo le coste del Mare Eritreo; avanzò con le sue navi finché raggiunse un braccio di mare non più navigabile a causa dei bassi fondali. 3) Se ne tornò allora di là in Egitto, dove, secondo il racconto dei sacerdoti, raccolse un numeroso esercito e marciò attraverso il continente, sottomettendo ogni popolazione che gli si parava sul cammino. 4) Quando si imbatteva in popoli valorosi e particolarmente attaccati alla propria libertà, sul posto lasciava delle stele con iscrizioni che ricordavano il suo nome, la sua patria e come li avesse soggiogati con il suo esercito; 5) quando si vedeva consegnare le città senza combattere e prontamente, incideva sulle stele lo stesso discorso riservato ai popoli valorosi, ma vi aggiungeva l'immagine degli organi sessuali femminili; intendeva così rendere chiaro che quelle erano genti imbelli.

103 1)  Così facendo attraversò l'intero continente, poi passò dall'Asia in Europa e assoggettò gli Sciti e i Traci. Queste mi sembrano le regioni estreme toccate dall'esercito egiziano: in effetti nel paese degli Sciti e dei Traci si vedono ancora erette delle stele commemorative, che spingendosi oltre non si vedono più. 2) Di là ritirandosi tornò indietro e raggiunse il fiume Fasi dove non saprei dire con certezza se fu il re Sesostri personalmente a distaccare una parte del suo esercito e a lasciarla sul posto per colonizzare la regione, oppure se alcuni soldati decisero di stabilirsi nei dintorni del Fasi, stanchi di girovagare con il loro re.

104 1)  È chiaro comunque che gli abitanti della Colchide sono di origine egiziana: io lo avevo pensato prima ancora di sentirlo dire da altri. E come mi venne in testa l'idea, condussi un'indagine fra le due popolazioni; ne risultò che i Colchi conservavano memoria degli Egiziani più che gli Egiziani dei Colchi; ma gli Egiziani ritenevano, così dissero, che i Colchi discendessero da una parte dall'esercito di Sesostri. 2) Io me ne ero già accorto per conto mio: i Colchi hanno la pelle scura e i capelli crespi (cosa che, per la verità, non permette di trarre nessuna conclusione certa, dal momento che anche altre popolazioni presentano queste caratteristiche); ma decisiva mi era parsa la constatazione che Colchi, Egiziani ed Etiopi sono gli unici popoli a praticare la circoncisione fin dalle origini. 3) Gli stessi Fenici e i Siri della Palestina ammettono di averla derivata dagli Egiziani; i Siri del fiume Termodonte e del Partenio e i Macroni loro confinanti dichiarano di avere appreso tale uso dai Colchi e di recente. Questi sono i soli popoli a praticare la circoncisione e tutti chiaramente rifacendosi agli Egiziani. 4) Fra Egiziani ed Etiopi non saprei dire chi abbia imparato da chi, perché in entrambi i casi si tratta evidentemente di una istituzione antica. Ma del fatto che tutti gli altri l'abbiano appresa per aver avuto frequenti relazioni con l'Egitto, io possiedo una prova decisiva: tutti i Fenici che hanno contatti con la Grecia non seguono più le usanze egiziane e non circoncidono più i loro figli.

105 1)  E già che ci siamo citerò un ulteriore particolare che avvicina i Colchi agli Egiziani: sono i soli due popoli a lavorare il lino nella stessa maniera. E nell'insieme il loro sistema di vita, come le loro lingue, si assomigliano. Il lino dei Colchi dai Greci è chiamato "sardonico", mentre quello proveniente dall'Egitto è detto "egiziano".

106 1)  La maggior parte delle stele fatte erigere dal re dell'Egitto Sesostri non sopravvive più ai nostri occhi, ma nella Siria Palestina io stesso ne ho viste di superstiti, con le iscrizioni suddette, e i genitali femminili. 2) Nella Ionia restano anche due bassorilievi raffiguranti Sesostri, scolpiti nella roccia, uno sulla strada che porta da Efeso a Focea l'altro sulla strada da Sardi a Smirne; 3) in entrambi i posti è raffigurato un uomo alto quattro cubiti e mezzo che stringe nella mano destra una lancia e nella sinistra un arco e che porta così ripartito anche il resto dell'abbigliamento, metà egiziano e metà etiopico: 4) una iscrizione in geroglifici egiziani è incisa sul suo petto, da una spalla all'altra, e dice: "Io con queste mie spalle mi sono conquistato questo paese"; chi sia e da dove venga il personaggio in questione l'iscrizione qui non lo spiega, l'ha indicato altrove. 5) Alcuni di quelli che l'hanno vista avanzano l'ipotesi che l'immagine raffiguri Memnone, ma sono molto lontani dalla verità.

107 1) Come raccontavano i sacerdoti, l'egiziano Sesostri, mentre ritornava in Egitto conducendo con sé molti prigionieri appartenenti alle popolazioni da lui sottomesse, si trovò a un certo punto del cammino a Dafne Pelusica, dove suo fratello (era il fratello a cui Sesostri aveva affidato il governo temporaneo dell'Egitto) invitò lui e i figli a un banchetto e poi fece ammassare cataste di legna intorno alla casa e vi appiccò il fuoco. 2) Come se ne accorse, Sesostri si consigliò con la moglie (l'aveva infatti con sé) ed essa gli suggerì di gettare due dei loro figli (che erano sei in tutto) sulle cataste incendiate e di mettersi in salvo camminando sui loro corpi come su di un ponte; così fece Sesostri: due figli dunque morirono tra le fiamme, mentre gli altri si salvarono con il padre. 

108 1) Sesostri tornò in Egitto e vendicatosi del fratello, ecco poi come utilizzò la massa di individui che aveva condotta con sé dai paesi sottomessi: 2) li adibì al traino di quelle pietre di dimensioni spropositate che furono trasportate fino al tempio di Efesto sotto il suo regno; e li obbligò a scavare tutti i canali oggi esistenti in Egitto; contro il loro volere trasformarono così l'Egitto, prima interamente percorribile a cavallo o con carri, in un paese tutto diverso. 3) Da allora infatti l'Egitto, pur essendo del tutto pianeggiante, è diventato intransitabile per chi proceda a cavallo o con un carro, e ciò proprio per via dei canali, numerosi e rivolti in ogni direzione. 4) Ma ecco la ragione per cui il re fece tagliare con canali il territorio: tutti gli Egiziani residenti in città lontane dal fiume, nell'interno, ogni volta che cessava la piena del Nilo, rimanevano privi di acqua e si servivano perciò di acque salmastre che attingevano dai pozzi; ecco perché l'Egitto fu solcato da canali.

109 1)  I sacerdoti mi dissero che Sesostri ripartì il territorio fra tutti gli Egiziani, assegnando a ciascuno un lotto di forma quadrangolare di uguali dimensioni: poi si garantì le entrate fissando un tributo da pagarsi con cadenza annuale. 2) Se a qualcuno il fiume sottraeva una parte del lotto, c'era la possibilità di segnalare l'accaduto presentandosi al re in persona: questi inviava dei tecnici a verificare e a misurare con esattezza la diminuzione di terreno, affinché il proprietario potesse per il futuro pagare il tributo in giusta proporzione. 3) Scoperta, mi pare, per questa ragione, la geometria passò poi dall'Egitto in Grecia. La meridiana, lo gnomone e la suddivisione della giornata in dodici parti i Greci li hanno appresi invece dai Babilonesi.

110 1)  Sesostri fu l'unico re egiziano a regnare anche sull'Etiopia; in ricordo di sé lasciò davanti al tempio di Efesto due grandi statue di pietra di trenta cubiti, raffiguranti lui e la moglie, e altre quattro dei figli, di venti cubiti ciascuna. 2) Molto tempo più tardi il sacerdote di Efesto non permise a Dario il Persiano di erigere accanto a esse una sua statua; negava che Dario avesse compiuto imprese pari a quelle di Sesostri, l'Egiziano: Sesostri aveva sottomesso non meno popolazioni di Dario, ma in più anche gli Sciti che Dario invece non era stato capace di assoggettare, 3) pertanto non sarebbe stato giusto collocare di fronte ai monumenti dedicati a Sesostri la statua di uno che non aveva superato le sue imprese. E pare che Dario, di fronte a questa argomentazione, lo abbia perdonato.

111 1)  I sacerdoti mi raccontavano che, morto Sesostri, ricevette il regno suo figlio Ferone; e che questi non compì alcuna impresa militare: gli capitò anzi di diventare cieco per la ragione che ora esporrò. Una volta il fiume si ingrossò fino a raggiungere una altezza di 18 cubiti, tanto da sommergere le coltivazioni e, levatosi un forte vento improvviso, il fiume divenne agitato; 2) pare allora che il re con un gesto avventato ed esecrando, impugnata una lancia, l'abbia scagliata fra i gorghi del fiume; subito dopo cadde ammalato e diventò cieco. Tale rimase per dieci anni; all'undicesimo gli pervenne un oracolo dalla città di Buto: il tempo della punizione era terminato e avrebbe riavuto la vista lavandosi gli occhi con l'orina di una donna che avesse avuto rapporti soltanto col proprio marito e non avesse mai conosciuto altri uomini. 3) Il re provò prima con sua moglie, poi, dato che restava cieco, con molte altre donne, una dietro l'altra. Quando riebbe la vista, radunò in una sola città, ora chiamata (Zolla Rossa) Eritrebolo, le donne con cui aveva fatto la prova, fuorché quella con la cui orina s'era lavato quando aveva recuperato la vista; dopo averle radunate le fece bruciare tutte, insieme con la città. 4) La donna poi con la cui orina s'era lavato riacquistando la vista, se la tenne come moglie. Una volta guarito dalla malattia agli occhi, consacrò vari ex-voto in tutti i principali santuari: il più considerevole è quello dedicato nel santuario di Elio, davvero degno di ammirazione: due obelischi di pietra, monolitici entrambi, alti ciascuno cento cubiti e larghi otto. 

112 1)  A Ferone succedette nel regno, raccontavano, un uomo di Menfi, il cui nome greco è Proteo; a Menfi esiste un suo santuario molto bello e ottimamente arredato, situato a sud del tempio di Efesto. 2) Intorno al santuario abitano dei Fenici di Tiro; e tutta insieme questa località è denominata Campo dei Tiri. Nel santuario di Proteo sorge un tempio detto di Afrodite Straniera: io credo che sia un tempio di Elena figlia di Tindaro, sia perché ho udito raccontare che Elena soggiornò presso Proteo, sia perché lo chiamano di Afrodite Straniera; e in nessuno dei templi a lei dedicati, per tanti che siano, Afrodite viene detta "Straniera".

113 1) Interrogati da me in proposito, i sacerdoti mi raccontarono, su Elena, che le cose erano andate così: dopo aver rapito Elena da Sparta, Alessandro fece rotta verso il proprio paese, ma, giunto nel Mare Egeo, i venti contrari lo spinsero fino al Mare d'Egitto; di qui (i venti non cessavano) arrivò in Egitto e precisamente alla foce di quel ramo del Nilo oggi chiamato Canobico e alle Tarichee (Saline). 2) C'era sulla spiaggia, e c'è ancora, un tempio di Eracle: chi vi si rifugia, di chiunque sia servo, se si fa imprimere il santo marchio (Stigmate) consacrando se stesso al dio, non può più essere toccato; tale regola si è conservata identica dalle origini fino ai giorni nostri. 3) Insomma alcuni servi infidi di Alessandro, venuti a sapere della norma in vigore nel tempio, sedutisi come supplici del dio denunciarono Alessandro: con l'intenzione di rovinarlo raccontarono tutta la storia di Elena e il torto commesso ai danni di Menelao. Pronunciarono le loro accuse di fronte ai sacerdoti e di fronte al guardiano del ramo Canobico, che si chiamava Toni.

114 1) Toni udì le accuse e subito, con la massima sollecitudine, inviò a Menfi un messaggio indirizzato a Proteo, che diceva così: 2) "È giunto uno straniero di stirpe Teucra, autore in Grecia di una azione nefanda: ha sedotto la moglie del suo ospite e ora è qui, con lei, e con ingenti ricchezze, trascinato nel tuo paese dalla forza dei venti. Dobbiamo lasciarlo andare impunito oppure requisirgli quanto si è portato dietro fino a qui?". 3) Proteo inviò una risposta di questo tenore: "Quell'uomo, chiunque sia, che ha agito da empio nei confronti del suo ospite, prendetelo e portatelo davanti a me. Voglio proprio vedere che cosa mai potrà dire".

115 1)  Appresa la risposta, Toni cattura Alessandro e gli sequestra le navi, quindi lo conduce a Menfi insieme con Elena e con i tesori, e assieme anche ai supplici. 2) Quando ebbe tutti di fronte a sé, Proteo chiese ad Alessandro chi fosse e da quali mari venisse; quello gli elencò i suoi antenati, disse il nome della sua patria e spiegò la rotta seguita dalle sue navi. 3) Poi il re gli chiese dove avesse preso Elena e, poiché Alessandro divagava nel discorso e non diceva la verità, i servi che si erano fatti supplici lo accusarono denunciando per filo e per segno il suo misfatto. 4) Per ultimo parlò Proteo: "Quanto a me, - disse - se non considerassi fondamentale non uccidere nessuno degli stranieri che arrivano nel mio paese trascinati dai venti, io prenderei vendetta su di te per il Greco; tu sei un miserabile: dopo aver ricevuto i doni di ospitalità hai compiuto una azione così empia! Accostarsi alla moglie dell'ospite! E questo ancora non ti è bastato: l'hai istigata alla fuga e te la sei portata via, l'hai rapita. 5) Ma neppure questo ti è bastato: hai saccheggiato la casa del tuo ospite prima di partire. 6) Ora dunque, anche se mi guardo bene dall'uccidere uno straniero, non per questo ti lascerò condurre via la donna e le ricchezze: le terrò in custodia per l'ospite greco, fino a quando lui stesso vorrà venirsele a riprendere. Quanto a te e ai tuoi compagni di viaggio vi concedo tre giorni per lasciare il mio paese e trasferirvi altrove, altrimenti vi tratteremo come nemici".

116 1) Così dunque i sacerdoti raccontano l'arrivo di Elena presso Proteo; a mio parere questa versione era nota anche a Omero, ma per la composizione del suo poema epico non si prestava altrettanto di quella da lui accolta; ecco perché la trascurò 2) pur palesando di esserne a conoscenza: lo si capisce da come nell'Iliade Omero racconta del girovagare di Alessandro (e in nessun altro punto si smentisce): di come fu portato dai venti, avendo con sé Elena, vagando di qua e di là e di come giunse a Sidone, in Fenicia; ne parla nelle gesta di Diomede, 3) Dicono i versi:

                                                 Ove di pepli istoriati un serbo

                                                 Teneva, lavor delle fenice donne

                                                 Che Paride, solcando il vasto mare,

                                                 Da Sidon conducea, quando la figlia

                                                 Di Tindaro rapio.

4) Ma ne parla anche in questi versi dell’Odissea :

                                                 Tali possenti farmachi benigni

                                                 Elena possedea, figlia di Giove,

                                                 a cui li die’ l’egizia Polidamna

                                                 Moglie di Tono, fertile la terra

                                                 ivi produce farmachi infiniti,

                                                 salutiferi alcuni, altri letali.

5) E dice ancora Menelao a Telemaco:

                                                  Nell’Egitto, sebbene il mio ritorno

                                                  pur sospirassi, mi tenean gli Dei,

                                                  chè non avevo in loro onor compiute

                                                  scelte ecatombi.

[dov'erano i mantelli ricamati, opera di quelle donne di Sidone che Alessandro stesso, simile a un dio, da Sidone aveva portato con sé navigando sull'ampia distesa del mare, proprio nel viaggio in cui condusse la nobile Elena. [E ne parla anche nell'Odissea, come segue: La figlia di Zeus possedeva queste pozioni sapienti ottimi farmaci che le aveva fornito Polidamna, la moglie di Toni, in Egitto, là dove una fertile terra produce erbe medicinali, in gran numero, le buone mescolate alle velenose. E ancora ecco le parole rivolte da Menelao a Telemaco: In Egitto gli dei mi trattennero, benché fossi impaziente di navigare fin qui, perché non gli avevo offerto perfette ecatombi.] 6) In questi versi Omero fa capire di essere a conoscenza del viaggio in Egitto di Alessandro: infatti la Siria confina con l'Egitto e i Fenici, a cui appartiene Sidone, vivono nella Siria 

117 1) E sulla base di questi versi e di questa indicazione di luogo si capisce altresì, con evidenza ancora maggiore, che i Canti Cipri non sono di Omero, bensì di un altro poeta; infatti in essi si dice che Alessandro giunse a Ilio con Elena, proveniente da Sparta, nello spazio di tre giorni, avendo trovato venti favorevoli e mare calmo; invece nell'Iliade si parla di un lungo girovagare insieme con lei. E qui si chiuda il discorso su Omero e sui Canti Cipri.

118 1)  Domandai ai sacerdoti se ciò che i Greci raccontano delle vicende di Ilio è falso o no, ed essi mi risposero citando quanto, a sentir loro, avevano appreso da Menelao in persona: 2) dopo il ratto di Elena, dissero, un grande esercito greco aveva raggiunto la terra dei Teucri, in aiuto di Menelao; una volta sbarcato e accampato l'esercito, furono mandati a Ilio dei messaggeri, tra i quali lo stesso Menelao; 3) essi entrarono nelle mura della città, reclamarono la restituzione di Elena e delle ricchezze che Alessandro aveva sottratto e si era portato via, e chiesero soddisfazione per i torti subiti. Ma i Troiani risposero allora come avrebbero sempre risposto anche in seguito, giurando e non giurando che Elena e i tesori non si trovavano lì bensì in Egitto; e non era giusto, dicevano, che dovessero rendere conto loro di quanto era in mano di Proteo, il re egiziano. 4) I Greci, convinti di essere presi in giro, strinsero d'assedio la città, finché non la conquistarono; quando poi, espugnate le mura, non trovarono traccia di Elena e continuarono a sentirsi ripetere lo stesso discorso, allora ci credettero, e i Greci inviarono presso Proteo Menelao in persona.

119 1)  Menelao giunse in Egitto, risalì il fiume fino a Menfi, dove spiegò esattamente quanto era accaduto: allora ricevette grandi doni ospitali e poté riprendersi Elena, sana e salva, nonché tutte le sue ricchezze. 2) Però Menelao, pur avendo ottenuto ciò si comportò da uomo ingiusto nei confronti degli Egiziani: le avverse condizioni del tempo gli impedivano di partire, mentre era già pronto a salpare; dato che il ritardo si protraeva, tramò una azione esecranda: 3) prese due bambini, figli di gente del luogo, e li usò come vittime per un sacrificio; in seguito, quando si scoprì che aveva commesso tale delitto, fuggì con le sue navi in direzione della Libia, odiato e inseguito. Dove poi si sia diretto gli Egiziani non erano in grado di dirlo; di una parte dei fatti ammettevano di avere informazioni indirette, ma di quanto era successo nel loro paese vantavano una sicura conoscenza.

120 1)  Questo mi narrarono i sacerdoti egiziani; quanto a me sono d'accordo sulle notizie relative a Elena, sulla base di alcune considerazioni: se Elena si fosse trovata a Ilio l'avrebbero certamente riconsegnata ai Greci con o senza il consenso di Alessandro. 2) Senza dubbio Priamo e gli altri suoi parenti non sarebbero stati così dementi da voler rischiare la propria esistenza e quella dei loro figli nonché la sopravvivenza dell'intera città, solo perché Alessandro potesse starsene con Elena. 3) E anche ammesso che nei primi tempi la pensassero così, dopo che negli scontri con i Greci erano caduti molti Troiani e non c'era battaglia in cui non morissero almeno due o tre figli dello stesso Priamo, o magari anche di più, a basarsi sul racconto dei poemi epici, io voglio credere che, in circostanze del genere, anche se fosse stato lui in persona a vivere con Elena, Priamo l'avrebbe restituita pur di liberarsi di tutte le sventure che lo affliggevano. 4) Né il regno era destinato a passare nelle mani di Alessandro; se Priamo era vecchio non toccava lo stesso a lui governare il paese: dopo la morte di Priamo il successore designato era Ettore, più anziano e più valoroso di Paride: e a lui non si addiceva certo rimettersi alle decisioni del fratello, che era nel torto; e tanto più quando, a causa sua, grandissime disgrazie stavano cadendo su di lui personalmente e su tutti gli altri Troiani. In realtà essi non erano in condizione di restituire Elena e i Greci non credevano ai Troiani benché dicessero la verità; anche perché, e questa è una mia interpretazione, così il dio aveva disposto le cose: che perendo tutti miseramente dimostrassero al mondo come a colpe grandi rispondano grandi castighi da parte degli dei. Questa almeno è la mia opinione.

121 1)  I sacerdoti mi dissero che a Proteo succedette nel regno Rampsinito, il quale lasciò a ricordo di sé i propilei occidentali del tempio di Efesto; davanti ai propilei eresse due statue, alte 25 cubiti: gli Egiziani chiamano "estate" quella posta più a nord e "inverno" quella più a sud; adorano e colmano di onori la statua "estate" , mentre fanno tutto il contrario nei confronti della statua "inverno".

A 1)  Rampsinito dispose di una enorme quantità di denaro, quale nessuno dei re venuto dopo di lui riuscì mai a superare e anzi neppure a uguagliare. Volendo conservare in un luogo sicuro tanta ricchezza, fece costruire una stanza di pietra che aveva una delle pareti confinante con l'esterno della reggia; ma il costruttore tramando insidie escogitò un suo piano: sistemò una delle pietre in modo che fosse facilmente estraibile dal muro, sia da due che da una sola persona. 2) Quando la camera fu pronta, il re vi depositò le sue ricchezze. Tempo dopo il costruttore, ormai in punto di morte, chiamò i suoi figli (erano due) e raccontò come, pensando al loro futuro, a procurar loro un'esistenza agiata, fosse ricorso a un'astuzia nel costruire la stanza del tesoro reale. Spiegò con chiarezza il sistema per rimuovere la pietra e ne diede le esatte misure, aggiungendo che se avessero seguito esattamente le sue istruzioni sarebbero diventati custodi dei beni del re. 3) Quindi morì e i suoi figli non rimandarono a lungo l'impresa: una notte si avvicinarono alla reggia, individuarono la pietra nell'edificio, la spostarono facilmente e fecero man bassa delle ricchezze.

B 1)  Il re, quando gli capitò di aprire il tesoro, si stupì di vedere gli orci non più colmi di tesori; né sapeva chi incolpare dato che i sigilli erano intatti e la stanza ben chiusa. Ma quando due o tre volte ancora a entrare nella stanza le ricchezze apparivano sempre di meno (infatti i ladri non smettevano di venire a rubare), ecco come agì: ordinò di preparare delle trappole e di disporle fra gli orci contenenti i suoi averi. 2) Vennero di nuovo i ladri, come le altre volte, e uno di loro si introdusse nel tesoro; ma non appena si accostò ad un orcio subito rimase preso nella trappola; si rese conto del guaio in cui si trovava, chiamò il fratello, gli spiegò la situazione e lo esortò a entrare al più presto e a tagliargli la testa: non voleva, una volta visto e riconosciuto, coinvolgere nella rovina anche il fratello. Questi comprese la bontà della proposta, si convinse e la mise in opera. Poi ricollocò al suo posto la pietra e tornò a casa, portando con sé la testa del fratello.

C 1)  Quando fu giorno, il re entrò nella stanza e rimase sbalordito a vedere il cadavere decapitato del ladro bloccato nella trappola e la camera intatta, senza alcuna via di entrata o di uscita. Incapace di trovare una spiegazione, agì come segue: fece appendere al muro del palazzo il corpo del ladro e vi mise a guardia degli uomini con l'ordine di arrestare e condurre di fronte al re chiunque vedessero piangere o disperarsi. 2) La madre non riuscì a tollerare che il corpo restasse appeso e parlò con il figlio superstite, ordinandogli di studiare la maniera, in qualche modo, di slegare il corpo del fratello e di portarlo via; se non l'avesse fatto minacciava di andare dal re a denunciarlo quale possessore delle ricchezze.

D 1)  Il figlio superstite vistosi così minacciato e incapace, nonostante i molti tentativi, di far cambiare parere a sua madre, ricorse a uno stratagemma. Tenne pronti degli asini, e avendo riempito di vino degli otri li caricò sugli asini che poi spinse davanti a sé; quando fu vicino ai guardiani del cadavere appeso, tirando due o tre cinghie degli otri ne sciolse la legatura;2)  il vino si versava e lui allora si batteva la testa, lamentandosi a gran voce, fingendo di non sapere verso quale asino volgersi per primo; le sentinelle, visto scorrere tutto quel vino, si precipitarono in strada portando recipienti e raccoglievano il vino versato, considerandola una gran fortuna. Quello cominciò a litigare aspramente con tutti loro, simulando rabbia; ma poi, poco per volta, 3) calmato dalle sentinelle, finse di mettersi il cuore in pace e di deporre la sua ira; infine spinse lui stesso gli asini fuori di strada per risistemare il carico; 4) cominciarono a chiacchierare, a scherzare, a ridere finché il ladro regalò ai guardiani uno degli otri; ed essi, così come erano, si sdraiarono pensando solo a bere, invitarono con loro il ladro e lo esortarono a fermarsi per bere tutti in compagnia; il giovane obbedì e rimase con loro; 5) visto poi che tra una bevuta e l'altra lo trattavano con grande familiarità, offrì loro anche un altro otre: a forza di generose libagioni le sentinelle si ubriacarono completamente e, vinte dal sonno, si addormentarono proprio là dove bevevano. 6) Il ladro, non appena fu notte inoltrata, slegò il corpo del fratello e a maggior scorno delle guardie rase loro la guancia destra; caricò il cadavere sugli asini e li spinse verso casa: aveva perfettamente eseguito gli ordini della madre.

E 1)  Il re, quando gli comunicarono che il cadavere del ladro era stato trafugato, si adirò moltissimo e volendo a ogni costo scoprire l'autore di tutte quelle astuzie fece una cosa che a me sembra incredibile: 2) mise sua figlia in un postribolo ordinandole di accettare qualunque uomo senza eccezioni, ma di costringerli tutti, prima di concedersi, a raccontarle l'azione più astuta e scellerata che mai avessero commesso in vita loro; doveva trattenere e non lasciare uscire più dalla casa la persona che le avesse narrato i fatti relativi a quel furto. 3) La ragazza seguì i comandi del padre, ma il ladro, venuto a sapere lo scopo della cosa e volendo superare il re in astuzia, fece così: 4) recise un braccio all'altezza della spalla al cadavere di un individuo morto da poco e tenendolo nascosto sotto il mantello si recò dalla figlia del re; interrogato come gli altri, narrò di aver compiuto l'impresa più empia quando aveva decapitato il fratello impigliato in una trappola nella stanza del tesoro reale, e la più astuta quando aveva ubriacato le sentinelle e slegato il cadavere appeso del fratello. 5) Come lo udì la ragazza gli si accostò, ma il ladro nel buio le porse il braccio del morto: lei lo ghermì e lo tenne stretto credendo di aver afferrato la mano del ladro, il quale invece lasciandole il braccio fuggì tranquillamente attraverso la porta.

F 1) Quando tutto ciò gli fu riferito, il re rimase impressionato dalla scaltrezza e dal coraggio dimostrati dallo sconosciuto; infine inviò messaggi in ogni città promettendo l'impunità e anche ricchi doni se si fosse presentato al suo cospetto: 2) il ladro credette alla parola del re e venne da lui. Rampsinito, pieno di ammirazione, gli diede sua figlia in moglie giudicandolo l'uomo più intelligente della terra: perché gli Egiziani a suo parere erano superiori a tutti gli altri uomini, e lui era il primo degli Egiziani.

122 1)  Narrato questo episodio, i sacerdoti mi dissero che Rampsinito era disceso vivo nel luogo detto Ade dai Greci, dove avrebbe giocato a dadi con Demetra, ora vincendo ora perdendo; poi sarebbe ricomparso sulla terra portando con sé come dono della dea un asciugamano d'oro. 2) Dopo la discesa agli inferi di Rampsinito o meglio dopo il suo ritorno, sempre secondo i sacerdoti, gli Egiziani indissero una grande festa, che so celebrata ancora ai giorni nostri, anche se non sono in grado di confermarne l'origine. 3) Il giorno stesso della festa i sacerdoti intessono un mantello, poi con una benda coprono gli occhi di uno di loro e quindi lo conducono, vestito di quel mantello, sulla strada che porta al tempio di Demetra; poi se ne tornano via; il sacerdote, con gli occhi bendati, viene guidato da due lupi, dicono, fino al tempio di Demetra, lontano dalla città venti stadi; gli stessi lupi lo riaccompagnerebbero indietro dal tempio fino al punto di prima.

123 1)  Accetti pure questi racconti egiziani chi li giudica credibili; quanto a me il mio unico scopo in tutta la mia opera è di registrare, come l'ho udito, quello che ciascuno racconta. 2) A sentire gli Egiziani i re dell'oltretomba sono Demetra e Dioniso. E gli Egiziani furono i primi a sostenere che l'anima è immortale e che trasmigra, perito il corpo, in un altro essere vivente, che sta nascendo a sua volta; dopo essere passata attraverso tutti gli animali terrestri e acquatici, e alati, l'anima trasmigrerebbe nuovamente nel corpo di un uomo: il ciclo si compierebbe nell'arco di tremila anni. 3) Questa teoria fu poi ripresa da alcuni Greci, in varie epoche, come se si fosse trattato di una loro scoperta: io ne conosco i nomi, ma non li scrivo.

124 1) I sacerdoti,dicevano che fino al re Rampsinito c’era stato in Egitto un ordine perfetto e grande prosperità. Mentre Cheope, il suo successore, l’avrebbe ridotto alla più squallida miseria. Anzitutto, dicono chiuse tutti i santuari e proibì i sacrifici; quindi impose a tutti gli Egiziani di lavorare per lui. 2) Agli uni impose di trascinare pietre fino al Nilo dalle cave dei monti Arabi, ed ad altri di ricevere le pietre che avevano passato il fiume su battelli, e di trascinarle fino ai monti chiamati Libici. 3) Ogni trimestre lavoravano a turno centomila uomini. E il popolo si logorò dieci anni per costruire la strada sulla quale venivano trascinate le pietre. Un’opera che è a parer mio, non di troppo inferiore alla piramide: 4) giacché la sua lunghezza è di cinque stadi, la larghezza di dieci orge, l’altezza della scarpata raggiunge , dove tocca il massimo, le otto orge. La strada è fatta di pietra levigata e con figure incise. Occorsero dunque per essa, e per le camere sotterranee nella collina su cui sorgono le piramidi, quei dieci anni. Il Re costruì le camere, destinate alla sua sepoltura, in un’isola, ch’egli creò col condurre dal Nilo fin là un canale. 5) Per la costruzione della Piramide occorsero vent’anni. Essa è quadrata.. Presenta da tutti i lati una faccia di otto plettri, un’altezza uguale.E’ di pietre levigate e perfettamente connesse, di cui nessuna misura meno di trenta piedi.

125 1) Questa piramide fu costruita a gradini, chiamati merli o altarini. 2) E quando si giunse  al tal punto della costruzione, le rimanenti pietre furono sollevate con macchine fatte di legni corti. Venivano sollevate da terra sul primo ordine, 3) da dove venivano tratte sul secondo ordine e su un’altra macchina. 4) Le macchine erano altrettante quanti erano gli ordini dei gradini. O forse  la stessa, unica e maneggevole, veniva, tolta la pietra, spostata su ogni ordine. Voglio esporre tutte e due le ipotesi come vengono presentate. 5) Sicché furono terminate prima le parti più alte, poi quelle più vicine ad esse, e per ultime quelle che toccano il suolo, le più basse. 6) Un’iscrizione egiziana sulla piramide fa sapere quanto si è speso in syrmaia, in cipolle e in agli per i lavoranti. E se ben ricordo quello che  mi diceva l’interprete leggendo l’iscrizione, furono pagati mille e seicento talenti d’argento. 7) Se ciò corrisponde a verità, quanto è verosimile si sia versato ancora per gli strumenti di ferro con i quali si lavorava, e per il cibo e le vesti dei lavoranti? Perché ho gia detto il tempo che fu impiegato per edificare queste opere. E per tagliare le pietre, trasportarle, e fare lo scavo sotto terra, dovette occorrere, a mio parere, un altro non indifferente lasso di tempo.

126 1) Cheope giunse, dicono, a tanta malvagità che, occorrendogli denaro, mise sua figlia in un lupanare, con l’ordine di raccogliere una determinata somma, che non mi è stata precisata. Ella eseguì l’ordine del padre; ma volle pure ella lasciare un suo ricordo, e a ogni visita chiedeva che le si donasse una pietra. 2) I sacerdoti mi dissero che con queste pietre fu costruita la piramide che sorge in mezzo alle tre dinanzi alla grande piramide, e di cui ogni faccia misura un plettro e mezzo.  

127 1)  Gli Egiziani mi dissero che Cheope regnò sull'Egitto per cinquanta anni; alla sua morte il potere passò nelle mani del fratello Chefren. Chefren si comportò esattamente come il suo predecessore: fra l'altro si fece costruire anche lui una piramide, ma non delle dimensioni di quella di Cheope (noi l'abbiamo personalmente misurata): 2) non possiede vani sotterranei e non c'è un canale che porti fino ad essa le acque del Nilo come accade per l'altra piramide; il Nilo infatti attraverso un condotto artificiale circonda un isolotto dove pare che Cheope sia seppellito. 3) Dopo aver costruito il primo ripiano in granito etiopico di vari colori, eresse la propria piramide accanto all'altra, la grande, ma restando quaranta piedi di meno in altezza. Sorgono entrambe sullo stesso colle, alto all'incirca un centinaio di piedi.

128 1)  Mi dissero che Chefren regnò per 56 anni. E calcolano così a 106 gli anni di totale miseria per gli Egiziani: inoltre per tutto questo periodo i templi che erano stati chiusi non vennero mai riaperti. Gli Egiziani non amano ricordare il nome di questi due re, tanto è l'odio che nutrono verso di loro; persino le piramidi le chiamano dal nome del pastore Filiti, che all'epoca faceva pascolare le sue greggi da quelle parti.

129 1)  Dopo Chefren regnò sull'Egitto Micerino, figlio di Cheope; a Micerino non piaceva l'operato del padre: allora riaprì i templi e consentì al popolo, ormai ridotto alla estrema miseria, di tornare ai propri lavori e alle proprie pratiche religiose; inoltre dirimeva le cause con senso di giustizia più forte di tutti i re precedenti. 2) Per questa sua attività gli Egiziani lodano Micerino più di tutti i re succedutisi sul trono fino ad oggi; in effetti, oltre a emettere sempre eccellenti sentenze, donava denaro proprio a chi risultasse insoddisfatto della sua decisione, per placarne il risentimento. 3) A Micerino, re mite nei confronti dei sudditi e che si comportava come ho detto, capitarono una serie di sventure: la prima fu la morte dell'unica sua figlia. Profondamente addolorato dalla sciagura che gli era piombata addosso, volle seppellire la figlia in una maniera assolutamente eccezionale: fece costruire una vacca di legno, cava, la fece rivestire interamente d'oro e vi introdusse la salma della figlia.

130 1) Questa vacca non fu poi calata nella terra, ma lasciata a Sais dentro la reggia in una stanza decorata, dove era visibile ancora ai miei tempi; tutti i giorni vi bruciano aromi di ogni genere, e ogni notte, vi arde una lampada costantemente accesa. 2) In un'altra stanza, a poca distanza dalla vacca, si trovano le statue delle concubine di Micerino, così perlomeno dicevano i sacerdoti della città di Sais. Ci sono infatti alcune enormi statue di legno, una ventina circa, raffiguranti dei nudi femminili; nulla posso dire circa la loro identità, oltre a ciò che si racconta.

131 1)  Alcuni narrano a proposito della vacca e delle statue la seguente leggenda: Micerino si innamorò della figlia e la costrinse a unirsi con lui; 2) dicono inoltre che subito dopo, per il dolore, la ragazza si impiccò; mentre il padre provvedeva a seppellirla nella vacca, la madre fece tagliare le mani alle ancelle che avevano consegnato sua figlia nelle mani del padre; e ora appunto le statue di queste ancelle avrebbero patito la punizione subita da loro vive. 3) Ma a mio parere dicono delle sciocchezze, sia nel resto sia nel dettaglio delle mani delle statue; ho potuto constatare personalmente che si sono staccate a causa dell'azione del tempo: erano ancora visibili all'epoca della mia visita, per terra, ai piedi delle statue.

132 1)  Il corpo della vacca è coperto da un tessuto di porpora da cui spuntano il collo e la testa, chiaramente rivestiti di uno spesso strato d'oro: in mezzo alle corna è effigiato in oro il disco del sole.2)  La vacca non è dritta in piedi ma giace sulle ginocchia: le sue dimensioni sono quelle di un grosso esemplare vivo. Una volta all'anno viene portata fuori dalla stanza, nei giorni in cui gli Egiziani si battono il petto in onore del dio che preferisco non nominare in questo momento; 3) allora portano alla luce del sole anche la vacca: sembra sia stata la ragazza stessa, in punto di morte, a chiedere al padre di vedere il sole una volta all'anno.

133 1) Dopo la scomparsa della figlia, un'altra sventura colpì il re: un oracolo proveniente dalla città di Buto gli predisse solo sei anni di vita: sarebbe morto nel settimo. 2) Molto contrariato il re inviò all'oracolo un messaggio di biasimo per il dio: suo padre e suo zio, - così rinfacciava Micerino all'oracolo - erano vissuti molto a lungo benché avessero chiuso i templi, si fossero scordati degli dei e avessero fatto morire la gente, mentre lui, che si era comportato devotamente, presto avrebbe dovuto morire. 3) E dall'oracolo gli venne un secondo responso; proprio per questo gli era stata accorciata l'esistenza: non aveva agito come doveva, perché bisognava che l'Egitto patisse sciagure per 150 anni. I suoi due predecessori lo avevano capito, lui invece no. 4) Udito ciò Micerino, a cui il destino pareva ormai segnato, si fece fabbricare molte lampade: ogni volta che scendeva la notte le accendeva e si abbandonava al bere e alle baldorie, senza smettere né di giorno né di notte, vagando tra i boschi o le paludi e ovunque accertasse l'esistenza di luoghi di divertimento. 5) Voleva così dimostrare che l'oracolo mentiva e aumentarsi da sei a dodici gli anni di vita, trasformando le notti in giorni.

134 1)  Anche questo re lasciò una piramide, molto più piccola di quella del padre: misura su ciascun lato tre pletri meno venti piedi, ha base di forma quadrangolare ed è per metà in pietra etiopica. Alcuni Greci attribuiscono questa piramide a Rodopi, la cortigiana, ma non è vero: 2) costoro secondo me parlano senza neppure sapere chi era Rodopi, altrimenti non potrebbero attribuirle la costruzione di una piramide come quella che costa migliaia di talenti, una cifra per così dire incalcolabile; 3) inoltre Rodopi godette il massimo splendore all'epoca del re Amasi e non sotto il regno di Micerino, vale a dire parecchi anni dopo i re che lasciarono queste piramidi; Rodopi era di stirpe tracia, schiava di Iadmone di Samo, figlio di Efestopoli, e compagna di schiavitù di Esopo, il favolista. Anche Esopo infatti fu schiavo di Iadmone; lo dimostra senz'altro il fatto seguente: 4) quando già varie volte i cittadini di Delfi in seguito a un oracolo avevano diffuso un bando, cercando chi volesse riscuotere il compenso dovuto per la vita di Esopo, fu un Iadmone, nipote appunto di quel Iadmone, a farsi avanti, non altri; ciò dimostra che Esopo era appartenuto a Iadmone.

135 1)  Rodopi giunse in Egitto al seguito di Xanto di Samo, vi giunse per esercitarvi l'antica professione, e vi fu riscattata per una somma enorme da un uomo di Mitilene, Carasso, figlio di Scamandronimo e fratello della poetessa Saffo. 2) Divenuta in tal modo libera, Rodopi rimase in Egitto e siccome era molto attraente riuscì ad arricchirsi, ma quanto basta per essere una Rodopi, non certo per permettersi una piramide come quella. 3) Ancora oggi chiunque lo voglia può valutare coi propri occhi la decima dei suoi averi, e non è proprio il caso di attribuirle spropositate ricchezze. Infatti Rodopi volle lasciare in Grecia memoria di sé ordinando che le venissero allestiti oggetti mai escogitati per una offerta a un tempio; e volle dedicarli a Delfi a ricordo di sé. 4) Con la decima parte dei suoi averi fece fondere numerosi spiedi di ferro, da bue, quanti ne consentiva quella somma, e li mandò a Delfi. Ancora oggi essi si trovano accatastati dietro l'altare donato dagli abitanti di Chio, di fronte alla cella del tempio. 5) Generalmente le grandi prostitute di Naucrati sono molto attraenti: già Rodopi, la pro tagonista del nostro discorso, divenne tanto famosa che tutti i Greci ne conobbero il nome; più tardi, dopo di lei divenne celebre in tutta la Grecia una certa Archidice, anche se costituì meno argomento di conversazione. 6) Quanto a Carasso, dopo aver riscattato Rodopi, tornò a Mitilene, e Saffo lo rimproverò duramente in un carme. Ma su Rodopi ormai ho terminato.

136 1) I sacerdoti raccontavano ancora che dopo Micerino divenne re Asichi; Asichi eresse i propilei orientali del tempio di Efesto, che sono di gran lunga i più belli e imponenti. Tutti i propilei presentano bassorilievi e infinite meraviglie architettoniche, ma quelli li superano largamente. 2) Sotto il regno di Asichi, narravano, essendo scarsa la circolazione di denaro, fu promulgata per gli Egiziani una legge in base alla quale era consentito ricevere un prestito a chi desse in pegno il cadavere del padre. A tale legge se ne aggiunse poi un'altra: il creditore poteva diventare proprietario dell'intera tomba del debitore, il quale appunto, se aveva concesso quel tipo di garanzia e rifiutava poi di restituire il prestito, come sanzione perdeva il diritto di essere seppellito, dopo morto, nella tomba di famiglia o in un'altra qualunque; né poteva dar sepoltura ad alcuno dei suoi. 3) Asichi, volendo superare tutti i re suoi predecessori sul trono dell'Egitto, lasciò in ricordo di sé una piramide di mattoni, sulla quale campeggiava una lapide con incise queste parole: "Non disprezzarmi a confronto con le piramidi di pietra: io sono superiore ad esse quanto Zeus è superiore agli altri dei, perché hanno immerso una pertica nel lago e con il fango ad essa rimasto attaccato hanno fatto dei mattoni e così mi hanno costruito". Queste furono tutte le imprese di Asichi. 

137 1)  Dopo di lui salì al trono un cieco della città di Anisi, che si chiamava a sua volta Anisi. Sotto questo sovrano mosse contro l'Egitto un forte contingente di Etiopi guidati dal re Sabacos. 2) Allora il cieco Anisi fuggì in direzione delle paludi; l'Etiope regnò sull'Egitto per cinquanta anni durante i quali si regolò come segue: 3) quando un Egiziano commetteva qualche crimine, non voleva mandarlo a morte, ma gli assegnava una pena proporzionata alla gravità del reato, imponendo a ciascun colpevole di compiere lavori di terrazzamento nella sua città natale. E in tal modo le città divennero ancora più alte; 4) i primi lavori di questo tipo si erano avuti all'epoca del re Sesostri, in seguito allo scavo dei canali, per la seconda volta si fecero durante il regno dell'Etiope; e le città furono elevate di molto. 5) Fra le tante città egiziane che vennero rialzate quella a mio parere dove i terrazzamenti furono più cospicui fu Bubasti, dove sorge anche il notevolissimo tempio della dea Bubasti: esistono certamente altri santuari più grandi di questo, ma nessuno è altrettanto bello da visitare. La dea Bubasti è l'equivalente della dea greca Artemide 

138 1)  Il suo santuario si presenta così: all'infuori della strada di accesso tutto il resto è un'isola: in effetti dal Nilo due canali si spingono paralleli fino all'ingresso del tempio dove divergono per scorrere intorno al santuario uno da una parte, uno dall'altra; ciascuno dei canali è largo 100 piedi ed è ombreggiato da file di alberi. 2) I propilei raggiungono le dieci orgie in altezza e sono ornati di figure scolpite alte sei piedi, degne di essere ricordate. Il tempio, trovandosi nel centro della città, è visibile in basso da qualunque punto circostante, perché mentre la città è stata rialzata con terrapieni, il tempio invece non è mai stato toccato da quando fu costruito; e quindi risulta in bella vista. 3) Lo circonda un muro di cinta ornato di bassorilievi al cui interno si trova un boschetto di altissimi alberi intorno alla grande cella dove è racchiusa la statua della dea; in lunghezza e in larghezza il santuario misura uno stadio. 4) Davanti all'ingresso c'è una strada lastricata di pietra, lunga circa tre stadi e larga circa quattro pletri: attraversa la piazza della città e procede verso oriente. Su entrambi i lati della strada, che porta al tempio di Ermes, crescono alberi che si levano fino al cielo. Così è il tempio di Bubasti. 

139 1) Ecco come i sacerdoti raccontavano la definitiva partenza dell'Etiope; fu una vera e propria fuga dovuta a una visione apparsagli in sogno: 2) aveva sognato che un uomo, accanto a lui, gli consigliava di radunare tutti insieme i sacerdoti egiziani e di farli tagliare a metà. Avuta questa visione dichiarò che a suo parere gli dei gli offrivano un pretesto perché si macchiasse di empietà e venisse a patire sventure da parte degli dei e degli uomini; perciò non avrebbe obbedito; tanto più che era arrivato il tempo, predettogli da un oracolo, di ritirarsi dopo aver regnato sull'Egitto. 3) Infatti quando ancora stava in Etiopia gli oracoli consultati abitualmente dagli Etiopi gli avevano profetizzato cinquanta anni di regno sull'Egitto. Siccome dunque questo tempo era trascorso e dato che il sogno notturno lo aveva sconvolto, Sabacos di sua spontanea volontà si ritirò dall'Egitto.

140 1) Dopo la partenza dell'Etiope prese di nuovo a regnare sull'Egitto il sovrano cieco, tornato dalle paludi dove per cinquanta anni aveva vissuto in un isolotto da lui stesso formato con terra e cenere; infatti ogni volta che gli Egiziani venivano a portargli del cibo, secondo gli ordini e all'insaputa del re etiope, chiedeva loro di portargli in dono anche un po' di cenere. 2) Nessuno riuscì a scoprire quest'isola prima di Amirteo: per più di settecento anni i predecessori del re Amirteo non furono capaci di trovarla; l'isola si chiama Elbo e misura dieci stadi in ogni direzione. 

141 1) Dopo Anisi salì al trono un sacerdote del tempio di Efesto, di nome Setone; costui non aveva nessuna considerazione per la classe dei guerrieri egiziani anzi li disprezzava, pensando forse di non dover mai avere bisogno di loro; fra le altre angherie che impose loro li privò dei terreni: sotto i re precedenti a ciascun guerriero era stato assegnato un lotto di dodici "arure". 2) Più tardi, quando il re d'Arabia e d'Assiria Sennacherib mosse con un grande esercito contro l'Egitto, i guerrieri egiziani non vollero accorrere a difesa del paese. 3) Allora il re sacerdote, ormai in una grave situazione, entrò nella sala del tempio a lamentarsi, di fronte alla statua del dio, delle sciagure che rischiava di subire; mentre si lamentava si addormentò e sognò che il dio, standogli accanto, lo rincuorasse: non gli sarebbe successo nulla di spiacevole se avesse affrontato l'esercito arabo, perché il dio in persona gli avrebbe mandato dei soccorsi. 4) Fiducioso in quanto aveva sognato prese con sé tutti gli Egiziani disposti a seguirlo e si accampò presso Pelusio (dove appunto si trovano le vie di accesso all'Egitto). Nessun guerriero lo aveva seguito, soltanto bottegai, artigiani e mercanti. 5) Quando sopraggiunsero, i nemici subirono, di notte, un'invasione di topi di campagna che rosicchiarono le loro faretre e gli archi e le cinghie degli scudi, sicché il giorno dopo, inermi ormai, si diedero alla fuga e caddero in gran numero. 6) E oggi nel tempio di Efesto si trova una statua in pietra raffigurante questo sacerdote con in mano un topo, e con un'iscrizione che dice: "Guardate me e siate devoti agli dei".

142 1) Fino a questo punto della mia storia mi hanno raccontato gli Egiziani ed i loro sacerdoti. Essi mi dimostrarono che, dal loro primo re fino a questo sacerdote di Efesto, che regnò per ultimo, corsero trecentoquarantuno generazioni, e che in questo periodo vissero altrettanti grandi sacerdoti e re. 2) Trecento generazioni in linea maschile portano a diecimila anni, perché tre di queste generazioni coprono cento anni; e le rimanenti quarantuno generazioni che si aggiungevano alle trecento danno mille e trecentoquarant’anni. 3) Così essi venivano a dire che in undicimila e trecentoquarant’anni non c’era stato nessun Dio in forma umana. Non solo. Ma negavano che alcunché di simile fosse avvenuto prima e dopo fra i re che continuarono a susseguirsi in Egitto. 4) Aggiunsero che durante questo periodo il sole cambiò quattro volte il suo oriente: levandosi due volte dove ora tramonta e tramontando due dove ora sorge, senza che nell’Egitto avvenisse alcun mutamento, né nella vita agricola, né nei sui fenomeni fluviali,né per le malattie, né per le morti.

143 1) Quando lo scrittore Ecateo espose a Tebe la sua genealogia, ricollegando la sua stirpe ad un Dio come sedicesima generazione, i sacerdoti di Zeus fecero con lui come più tardi fecero con me, ma io non esponevo la mia personale genealogia. 2) M’introdussero nell’interno del tempio, che è vasto; e mi mostrarono, enumerandole, ingenti statue di legno in quel numero che ho detto. Perché ogni gran sacerdote fa nella sua vita erigere qui la propria immagine. 3) Mostrando ed enumerando i sacerdoti mi fecero vedere che ciascuno era figlio di un padre compreso nella serie; e percorsero tutte le statue, cominciando dal morto più recente, fino a che non le mostrarono tutte. 4) Ad Ecateo che aveva esposto la propria genealogia e che si ricollegava da un Dio nella sedicesima generazione, avevano essi con questa enumerazione opposta un’altra genealogia, respingendo la sua affermazione che da un Dio fosse nato un uomo. Gli opposero questa genealogia come segue. Gli affermarono che ciascuna delle statue colossali rappresentava un piromis nato da un piromis , e dimostrarono questa discendenza da piromis a piromis per tutte le trecentoquarantacinque statue, senza collegarle né a un Dio né a un Eroe. Piromis corrisponde al valent’uomo della lingua ellenica.

144 1) Così fecero vedere che tutti coloro che erano rappresentati dalle immagini erano siffatti, e assi diversi dagli Dei; 2) mentre prima di questi uomini quelli che regnavano in Egitto erano Dei che vivevano insieme agli uomini, ed era sempre uno di loro che deteneva il potere. Avrebbe regnato per ultimo, sul paese, Horo figlio di Osiride, che gli Elleni chiamavano Apollo. Egli avrebbe, dopo aver deposto Tifone, regnato per ultimo sull’Egitto. Osiride corrisponde in lingua greca a Dioniso.

145 1) Fra i Greci gli dei più recenti sono ritenuti Eracle, Dioniso e Pan, invece fra gli Egiziani Pan è il più antico e appartiene al novero degli otto indicati come primi dei; Eracle invece è fra i secondi dei, detti i dodici, e Dioniso in quella terza serie originata dai dodici. 2) Già ho precisato quanti anni, secondo gli Egiziani, siano trascorsi dall'epoca di Eracle a quella del re Amasi; da Pan dicono siano stati di più, da Dioniso meno, e calcolano 15.000 anni da lui fino al regno di Amasi. 3) Gli Egiziani si dichiarano sicuri di queste informazioni, perché tengono costantemente il conto degli anni e lo registrano per iscritto. 4) E dunque, dall'epoca del Dioniso che si dice sia nato da Semele, figlia di Cadmo, fino ai nostri giorni sarebbero trascorsi non più di 1000 [e 600] anni, da quella dell'Eracle figlio di Alcmena, circa 900, e dal Pan figlio di Penelope (nato appunto da Ermes e da Penelope, come asseriscono i Greci) fino a oggi meno anni di quelli che ci separano dalla guerra di Troia, ossia circa 800 anni.

146 1) Ciascuno accolga pure delle due la versione che gli pare più convincente, io per me la mia opinione al riguardo l'ho già espressa. Se questi due individui, il Dioniso figlio di Semele e il Pan figlio di Penelope, fossero nati e invecchiati in Grecia come accadde per Eracle figlio di Anfitrione, allora li si potrebbe ugualmente ritenere degli esseri umani omonimi di divinità sorte ben prima di loro: 2) ma i Greci narrano che questo Dioniso, appena concepito, fu cucito da Zeus in una sua coscia e portato a Nisa, cioè oltre l'Egitto, in Etiopia; quanto a Pan, poi, i Greci non sanno proprio dire dove sia andato a finire dopo essere venuto al mondo. A me perciò sembra chiaro che i Greci conobbero Dioniso e Pan più tardi degli altri dei e poi attribuirono la loro nascita all'epoca in cui ne avevano sentito parlare per la prima volta. 

147 1) Tutto ciò che precede è di fonte egiziana. Ora invece passo a esporre i racconti egiziani che concordano con notizie di altra provenienza sempre a proposito di questo paese; e vi aggiungerò anche qualche cosa constatata da me personalmente. 2) Gli Egiziani, dopo il regno del sacerdote di Efesto, acquistarono la libertà; ma non erano assolutamente in grado di vivere neppure per breve tempo senza un sovrano, sicché insediarono dodici re, uno per ciascuna delle parti in cui avevano diviso l'intero territorio egiziano. 3) Essi si legarono fra loro per mezzo di matrimoni e regnarono, attenendosi a queste norme: non si sarebbero sopraffatti a vicenda, non avrebbero aspirato a possedere ciascuno qualcosa più dell'altro, e insomma sarebbero rimasti amici in tutto e per tutto. 4) Stabilirono le regole suddette e ad esse si attennero strettamente, perché appena insediati al potere gli era pervenuto un vaticinio: chi fra loro avesse libato con una coppa di bronzo dentro il tempio di Efesto sarebbe diventato re di tutto quanto il paese; bisogna sapere che essi si riunivano in tutti i santuari.

148 1)  A ricordo di sé decisero di lasciare un unico monumento in comune e fecero costruire il labirinto che si trova a sud del lago di Meride, all'altezza della cosiddetta città di "Coccodrilli". Io l'ho visto con i miei occhi ed è al di sopra di ogni possibilità di descrizione: 2) anche a pensare di descrivere una per una tutte le mura e le costruzioni dei Greci, queste apparirebbero pur sempre inferiori, per lavoro e denaro occorsi, a questo labirinto. Certamente è notevole anche il tempio di Efeso, o quello di Samo; 3) già le piramidi andavano oltre ogni descrizione e ciascuna di loro era capace di reggere il paragone con molte e anche imponenti opere greche; ma il labirinto davvero supera le piramidi. 4) Esso si compone di dodici cortili coperti, contigui, con le porte opposte tra loro, sei rivolte verso nord e sei verso sud; un unico muro di cinta li separa dall'esterno. All'interno, su due piani, uno sotterraneo, l'altro superiore, si stendono 3000 stanze, 1500 per piano; 5) le stanze del piano superiore le ho visitate e percorse personalmente, quindi posso parlarne per conoscenza diretta; su quelle sotterranee ho avuto solamente informazioni: gli addetti egiziani si rifiutarono di mostrarmele sostenendo che vi si trovano le sepolture dei re che furono i primi costruttori del labirinto e dei coccodrilli sacri. 6) Pertanto posso parlare del piano inferiore solo basandomi su quanto mi hanno riferito; ma al piano superiore ho visto opere che travalicano i limiti dell'umano: le porte che collegano le varie stanze e le svariatissime tortuosità attraverso i cortili mi lasciarono a bocca aperta: passavo dal cortile alle stanze e dalle stanze ai porticati e dai porticati ad altre stanze e da esse ad altri cortili: 7) il soffitto di tutte queste costruzioni è di pietra come pure le pareti, ma le pareti sono ricche di bassorilievi; ogni cortile è circondato da colonne di pietra bianca che si armonizzano alla perfezione. Vicino all'angolo dove termina il labirinto si innalza una piramide, quaranta orgie di base, che reca scolpite figure di grandi proporzioni; la via di accesso alla piramide è sotterranea.

149  Benché il labirinto sia già straordinario ancora più meravigliati lascia il lago cosiddetto di Meride, presso il quale il labirinto è stato costruito; il perimetro del lago misura 3600 stadi, vale a dire sessanta scheni, una lunghezza pari all'intero sviluppo costiero egiziano; il lago si estende nel senso della lunghezza in direzione nord-sud e nel punto di massima profondità raggiunge le cinquanta orgie. 2) Che si tratti di un bacino artificiale, opera di scavo, lo rivela il lago stesso: nel bel mezzo infatti vi sorgono due piramidi alte ciascuna cinquanta orgie sul livello dell'acqua; e altrettanto misura la parte sommersa. Sopra entrambe le piramidi c'è un colosso di pietra seduto sul trono. 3) In questo modo l'altezza delle piramidi raggiunge le cento orgie; cento orgie corrispondono esattamente a uno stadio di sei pletri, visto che ogni orgia è pari a quattro cubiti o a sei piedi; piede e cubito corrispondono rispettivamente a quattro e sei palmi. 4) L'acqua del lago non è di sorgente (quella zona del paese è terribilmente arida) ma vi è stata portata dal Nilo mediante un canale: per sei mesi all'anno l'acqua scorre verso il lago, per gli altri sei rifluisce nel letto del Nilo. 5) Quando le acque defluiscono dal lago allora, in quei sei mesi, la pesca frutta alla reggia un talento d'argento al giorno; quando invece vi affluisce frutta soltanto venti mine. 

150 1)  Gli abitanti del luogo dicevano anche che il lago è collegato con il golfo della Sirte in Libia per mezzo di un canale sotterraneo; il lato occidentale del lago si protende verso ovest nell'interno lungo la catena montuosa che sta sopra Menfi. 2) Poiché non riuscivo a vedere dove mai fosse stata accumulata la terra dello scavo, e la cosa mi aveva incuriosito, chiesi a quelli che abitavano nei dintorni del lago dove si trovasse la terra scavata. Essi mi spiegarono dove era stata trasportata e mi convinsero facilmente; sapevo infatti, perché l'avevo sentito raccontare, che anche a Ninive, città degli Assiri, era avvenuto qualcosa di simile. 3) Infatti dei ladri avevano concepito il progetto di rubare l'immenso tesoro, custodito in camere sotterranee, del re di Ninive Sardanapalo: essi, cominciando dalla loro casa e calcolando con precisione le distanze fino alla reggia, scavarono sottoterra una galleria e ogni notte andavano a scaricare la terra rimossa nel Tigri, che scorre a poca distanza da Ninive, finché non ebbero eseguito il loro piano. 4) Un lavoro del genere, a quanto mi dissero, fu compiuto anche per lo scavo del lago egiziano, con la sola differenza che non fu realizzato di notte bensì alla luce del sole: gli Egiziani trasportarono il materiale estratto dallo scavo fino al Nilo che, ricevendolo, avrebbe pensato a disperderlo. Così fu realizzato, pare, l'invaso del lago.

151 1)  I dodici re esercitarono il potere comportandosi con giustizia; passato un certo tempo, una volta si riunirono per un sacrificio nel tempio di Efesto; nell'ultimo giorno della festa quando stavano per libare il sommo sacerdote, nel dare loro le coppe d'oro usate di solito per le libagioni, ne sbagliò il numero, distribuendone undici invece di dodici. 2) Psammetico era l'ultimo della fila: rimasto senza coppa, si sfilò l'elmo di bronzo, lo porse e con esso libò. Anche gli altri re, tutti, portavano un elmo, e lo avevano allora in testa; 3) Psammetico non porse il suo con l'intenzione di ingannare gli altri. Ed essi, quando ebbero collegato mentalmente il gesto di Psammetico con l'oracolo che era stato loro vaticinato (chi di loro avesse libato con una coppa di bronzo sarebbe diventato sovrano unico dell'intero Egitto), benché memori della profezia, non ritennero giusto uccidere Psammetico: si resero conto, interrogandolo a fondo, che non aveva agito con premeditazione, perciò decisero di privarlo della maggior parte del suo potere e di esiliarlo nelle paludi, col divieto di allontanarsi da lì e di avere contatti con il restante territorio egiziano 

152 1)  Questo Psammetico, in precedenza, era stato già una volta cacciato in esilio dal re Etiope Sabacos, che gli aveva ucciso il padre Necos; allora era riparato in Siria; poi, quando l'Etiope, dopo il sogno, si ritirò, gli Egiziani del nomo di Sais lo ricondussero in patria; 2) più tardi, mentre era re, per la seconda volta e per colpa dell'elmo gli altri undici sovrani lo costrinsero in esilio, nelle paludi. 3) Si ritenne vittima di un sopruso da parte dei suoi colleghi e pensò di vendicarsi di quanti lo avevano bandito. Mandò una delegazione a Buto all'oracolo di Latona, che per gli Egiziani è l'oracolo più veritiero, e ottenne un responso in base al quale la sua vendetta sarebbe venuta dal mare, quando fossero apparsi degli uomini di bronzo. 4) Davvero lui non poteva credere che mai sarebbero accorsi in suo aiuto degli uomini di bronzo, ma, non molto tempo dopo, il destino volle che degli Ioni e dei Cari, salpati per fare della pirateria, fossero gettati sulle coste dell'Egitto; costoro sbarcarono a terra indossando armature di bronzo e qualcuno corse nelle paludi ad avvisare Psammetico: poiché non aveva mai visto prima degli uomini con armature di bronzo, il messaggero riferì che dal mare erano venuti uomini di bronzo a depredare la campagna. 5) Psammetico comprese che l'oracolo si stava avverando: trattò da amici gli Ioni e i Cari e con grandi promesse li convinse a schierarsi con lui; poi, un po' col favore degli Egiziani disposti ad aiutarlo, un po' col soccorso di questi alleati, detronizzò i re avversari 

153 1)  Divenuto padrone di tutto quanto l'Egitto, Psammetico fece costruire in onore di Efesto i propilei meridionali a Menfi e di fronte ai propilei edificò per Api il cortile in cui Api viene nutrito quando si manifesti; il cortile è contornato da colonne e ricco di bassorilievi; non sono però propriamente colonne quelle che reggono il tetto, ma piuttosto colossali statue di dodici cubiti. Api corrisponde in lingua greca a Epafo.

154 1)  Agli Ioni e ai Cari che lo avevano aiutato Psammetico concesse di abitare due territori situati uno di fronte all'altro, separati dal Nilo, che presero il nome di "Accampamenti". Assegnò i territori e mantenne anche tutte le altre promesse. 2) Inoltre affidò loro dei ragazzi egiziani perché imparassero la lingua greca; da questi ragazzi che appresero allora il greco discendono tutti gli attuali interpreti in Egitto. 3) Ioni e Cari abitarono assai a lungo in questi territori situati lungo la costa un po' al disotto di Bubasti, presso la foce del Nilo detta Pelusio. Più tardi il re Amasi li tolse da quei territori e li trasferì a Menfi facendosene un corpo di guardia personale in luogo degli Egiziani. 4) Costoro si stabilirono in Egitto e proprio grazie ai contatti intervenuti con essi noi Greci possiamo avere una esatta conoscenza delle cose d'Egitto, a partire dal regno di Psammetico in poi; Ioni e Cari furono i primi alloglotti a stabilirsi in Egitto. Nei luoghi da cui poi furono trasferiti a Menfi, ancora all'epoca della mia visita erano rimasti gli scivoli per calare in acqua le imbarcazioni e i ruderi delle abitazioni. E così Psammetico divenne padrone dell'Egitto. 

155 1)  Varie volte ho fatto menzione dell'oracolo egiziano e ora bisogna che ne parli: è davvero un argomento degno di essere toccato. Questo oracolo [egiziano] è sacro a Latona: sorge in una grande città che si incontra risalendo il Nilo dal mare sul ramo detto Sebennitico. 2) Il nome della città sede dell'oracolo è Buto, come già precedentemente ho ricordato; a Buto si trova anche un santuario di Apollo e di Artemide. Il tempio di Latona, sede dell'oracolo, è veramente imponente: i suoi propilei raggiungono un'altezza di dieci orgie; 3) ma dirò quella che fra tutte le cose visibili mi procurò il maggior stupore: nell'area sacra a Latona c'è un tempio costituito da pareti monolitiche, identiche in lunghezza e in altezza; ogni spigolo misura quaranta cubiti; il tetto è formato da un'unica lastra di pietra con un aggetto di quattro cubiti.  

156 1) Questo tempio è per me fra tutte le cose visibili nell'area del santuario la più stupefacente. La seconda meraviglia è l'isola detta di Chemmi: 2) essa è situata in un lago vasto e profondo, non lontano dal santuario di Buto, e a sentire gli Egiziani sarebbe un'isola galleggiante. Personalmente io non l'ho mai vista navigare né mai spostarsi minimamente e nel ricevere l'informazione mi ha lasciato molto perplesso la possibilità che esistano isole natanti. 3) Comunque nell'isola sorge un grande tempio di Apollo con tre altari; su di essa crescono numerose palme e anche molte altre specie di alberi, da frutta e non da frutta. 4) Gli Egiziani quando dicono che questa isola galleggia aggiungono anche un racconto: narrano che Latona, una delle prime otto divinità, abitava nella città di Buto, dove ora si trova il suo santuario: su quest'isola che prima era fissa ricevette in custodia Apollo dalle mani di Iside e ve lo tenne in salvo; lo nascondeva insomma nell'isola che ora ha fama di essere galleggiante, quando giunse Tifone che cercava ovunque pur di trovare il figlio di Osiride. 5) Essi sostengono che Apollo e Artemide sono figli di Iside e di Dioniso e che Latona fu la loro nutrice e salvatrice. In egiziano Apollo corrisponde a Horo, Demetra a Iside e Artemide a Bubasti. 6) Da questa leggenda e non da altre Eschilo figlio di Euforione trasse quanto vengo a dire, distinguendosi dai poeti suoi predecessori: fece che Artemide fosse figlia di Demetra. Ecco perché l'isola sarebbe divenuta galleggiante. Così almeno raccontano gli Egiziani.

157 1)  Psammetico regnò sull'Egitto per 54 anni, 29 dei quali li trascorse accampato in assedio della grande città di Azoto in Siria, finché non l'ebbe espugnata; Azoto, fra tutte le città a nostra conoscenza fu quella che resistette più a lungo a un assedio.

158 1) Psammetico ebbe un figlio, Necos, che regnò sull'Egitto: costui per primo iniziò lo scavo del canale che si immette nel Mare Eritreo; il canale fu poi scavato in un secondo tempo dal Persiano Dario. È lungo quattro giorni di navigazione e fu realizzato talmente largo da consentire il passaggio contemporaneo a due triremi procedenti a remi. 2) Il canale riceve l'acqua del Nilo; la riceve esattamente poco a sud di Bubasti non lontano dalla città araba di Patumo, e poi va a sfociare nel Mare Eritreo. Lo scavo cominciò nella piana d'Egitto dalla parte dell'Arabia; appena un po' al di sopra di essa inizia la catena montuosa che si sviluppa di fronte a Menfi, dove si trovano le cave di pietra. 3) Il canale passa per lungo tratto alle falde di questa catena montuosa e si allunga da ovest a est, quindi si spinge verso le gole; dalle montagne piega poi verso il vento Noto, andando a sfociare nel Golfo d'Arabia. 4) Dove la distanza è minore e la via è più breve per passare dal mare settentrionale a quello meridionale, detto anche Eritreo, vale a dire dal monte Casio che segna il confine fra l'Egitto e la Siria, fino al Golfo di Arabia, ci sono ‹esattamente› mille stadi. 5) Mille stadi in linea d'aria, ma in realtà il canale è alquanto tortuoso e quindi molto più lungo. Nei lavori di scavo, avvenuti sotto il regno di Necos, perirono 120.000 Egiziani. Necos poi interruppe a metà i lavori: un oracolo gli impedì di continuare avvisandolo che stava lavorando a vantaggio del barbaro. Gli Egiziani chiamano barbari tutti quelli che non parlano la loro lingua.

159 1) Abbandonato il taglio del canale, Necos si volse ad alcune spedizioni militari: triremi furono costruite sul mare settentrionale e altre sul Mare Eritreo nel Golfo di Arabia: ancora ne sono visibili gli scivoli di varo. 2) Le navi venivano utilizzate in caso di necessità; con i Siri Necos combatté sulla terra ferma a Magdolo, dove risultò vincitore; dopo questo scontro conquistò Caditi, grande città della Siria. 3) Allora dedicò ad Apollo la veste da lui indossata mentre compiva quelle imprese, inviandola al tempio dei Branchidi di Mileto. Dopo sedici anni in tutto di regno Necos morì lasciando il potere al figlio Psammi.

160 1)  Mentre Psammi regnava sull'Egitto vennero messaggeri da Elea che esaltavano i Giochi di Olimpia come i più belli e i meglio regolati del mondo, convinti che neppure gli Egiziani, cioè gli uomini più sapienti della terra, avrebbero mai saputo escogitare qualcosa di simile. 2) Quando gli Elei giunti in Egitto ebbero esposta la ragione del loro arrivo, allora il re convocò gli Egiziani che passavano per i più sapienti; essi si riunirono e si informarono dagli Elei, minutamente, sul regolamento dei Giochi e delle gare; gli Elei esposero ogni dettaglio e dichiararono di essere venuti in Egitto per sapere se lì erano capaci di studiare un sistema più equo. 3) Gli Egiziani si consultarono fra loro e infine domandarono agli Elei se i loro concittadini prendevano parte alle competizioni; ed essi risposero che era consentito di gareggiare a chiunque lo desiderasse, fosse Eleo o di un'altra regione della Grecia, senza discriminazioni. 4) Allora gli Egiziani ribatterono che così facendo gli Elei avevano commesso una assoluta ingiustizia: non c'era infatti modo di evitare che favorissero un loro concittadino a danno dei forestieri. Se davvero volevano fissare delle regole eque e per questo motivo erano venuti in Egitto, li esortavano a indire Giochi riservati ai soli stranieri e a non permettere ad alcun cittadino di Elea di gareggiare. Questi furono i suggerimenti dati dagli Egiziani agli Elei.  

161 1)  Psammi regnò solamente per sei anni; fece in tempo a combattere contro l'Etiopia e subito dopo morì; gli succedette suo figlio Aprieo 2) il quale, dopo il bisnonno Psammetico, fu il più fortunato in confronto ai sovrani suoi predecessori: regnò per 25 anni durante i quali mosse con le sue truppe contro Sidone e combatté per mare contro il re di Tiro. 3) Ma era destino che facesse una brutta fine; nei Racconti libici ne esporrò diffusamente la ragione, qui la riassumerò per sommi capi. 4) Aprieo inviò un grande esercito contro i Cirenei e subì una grave sconfitta; gravissima: gli Egiziani gliela rimproverarono al punto da ribellarsi contro di lui; erano convinti che Aprieo li avesse consapevolmente inviati verso una prevedibile sciagura perché avvenisse una strage di Egiziani e lui potesse regnare con maggiore sicurezza sui sudditi restanti. Furiosi i sopravvissuti e gli amici degli scomparsi gli si ribellarono apertamente.

162 1)  Informato della cosa Aprieo inviò presso di loro Amasi perché con le sue parole li placasse. Amasi giunse presso i ribelli e cercava di dissuaderli dai loro propositi, ma poi, mentre parlava, un Egiziano, che era in piedi dietro di lui, gli pose sul capo un elmo e asserì che con questo gesto lo designava re. 2) Il gesto non dovette andare troppo contro la volontà di Amasi a giudicare dal suo successivo comportamento: quando gli Egiziani lo ebbero eletto loro sovrano, si preparò alla guerra contro Aprieo. 3) Informato di ciò, Aprieo inviò ad Amasi un uomo del suo seguito che godeva di un certo prestigio fra gli Egiziani: a Patarbemi, così si chiamava, ordinò di condurgli Amasi vivo. Patarbemi raggiunse Amasi e lo invitò a seguirlo, ma Amasi, per tutta risposta, si sollevò leggermente sulla sella (per caso era a cavallo), tirò un peto e invitò Patarbemi a riportare quello a Aprieo. 4) Ciononostante Patarbemi insisteva nell'invitarlo a presentarsi al re che lo chiamava. Amasi gli rispose che era esattamente quanto già da tempo si preparava a fare: e Aprieo, aggiunse, non sarebbe stato scontento di lui, perché con sé avrebbe condotto molti altri. 5) Patarbemi comprese il senso dell'affermazione e, vedendolo ormai pronto alla spedizione, decise di tornare dal re in gran fretta per comunicargli al più presto quanto stava accadendo. Ma quando tornò dal re senza Amasi, Aprieo senza concedergli di fornire spiegazioni e in preda all'ira, ordinò che gli fossero tagliate le orecchie e il naso. Gli altri Egiziani rimasti fedeli ad Aprieo, vedendo il più ragguardevole di loro trattato così sconciamente, senza por tempo in mezzo passarono dall'altra parte e si consegnarono ad Amasi.  

163 1)  Appreso anche questo, Aprieo armò i mercenari e mosse contro gli Egiziani. Aveva con sé, come mercenari, 30.000 uomini fra Cari e Ioni. La sua reggia si trovava a Sais, era molto grande e degna di essere vista. Così Aprieo e i suoi marciarono contro gli Egiziani e Amasi e i suoi contro i mercenari; entrambi raggiunsero la città di Momenfi e si prepararono allo scontro.  

164 1) In Egitto la popolazione è divisa in sette classi: sacerdoti, guerrieri, bovari, porcari, commercianti, interpreti, piloti. Tante sono le classi egiziane, che prendono nome dai mestieri. 2) Comunque i guerrieri sono anche detti Calasiri e Ermotibi e appartengono ai seguenti nomoi; tutto l'Egitto infatti è diviso in nómoi.

165 1)  Ecco i distretti degli Ermotibi: Busirite, Saite, Chemmite, Papremite, Isola di Prosopitide e a metà del distretto di Nato; provenienti da queste località gli Ermotibi nel momento di massima crescita raggiunsero il numero di 160.000. Nessuno di loro ha mai imparato altra professione: si dedicano solo alla guerra.  

166 1)  Ed ecco i distretti dei Calasiri: Tebano, Bubastite, Aftite, Tanite, Mendesio, Sebennite, Atribite, Farbetite, Tmuite, Onufite, Anisio, Miecforite: quest'ultimo occupa un'isola di fronte alla città di Bubasti; 2) provenienti dunque da queste località i Calasiri nel momento di massima crescita raggiunsero il numero di 250.000; neppure costoro possono praticare altre professioni, ma coltivano solo l'arte della guerra e se la trasmettono di padre in figlio.

167 1)  Non sono in grado di giudicare con certezza se anche questo uso i Greci lo hanno imparato dagli Egiziani; vedo che pure Traci, Sciti, Persiani, Lidi e quasi tutte le popolazioni barbare hanno minor considerazione per i cittadini che apprendano un mestiere e per i loro figli, mentre ritengono nobili le persone libere da lavori manuali e in modo particolare quanti attendono alle attività militari. 2) Comunque è un modo di pensare ben appreso dai Greci tutti: più degli altri dagli Spartani e meno degli altri dai Corinzi, che non disprezzano affatto gli artigiani.  

168 1)  I soli guerrieri fruivano, con i sacerdoti, di determinati vantaggi: dodici arure di terreno scelto, esenti da tasse. L'arura è una estensione quadrata di cento cubiti egiziani su ogni lato; il cubito egiziano per l'appunto coincide con quello di Samo. 2) Accanto a tale privilegio generale esistevano prerogative particolari concesse a turno e mai alle stesse persone: ogni anno 10.000 Calasiri e altrettanti Ermotibi prestavano servizio come guardie del re; oltre alle arure, ricevevano giornalmente cinque mine di grano abbrustolito a testa, due mine di carne bovina e quattro aristeri di vino; tanto elargivano alle guardie in servizio.  

169 1) Quando dunque, nella loro marcia di avvicinamento, Aprieo con i mercenari e Amasi alla testa di tutti gli Egiziani, raggiunsero la città di Momenfi, si accese lo scontro: si batterono bene gli stranieri, ma erano molto inferiori per numero e perciò rimasero sconfitti. 2) Aprieo, si racconta, credeva che nessuno, neppure un dio, potesse porre fine al suo potere, tanto gli sembrava saldamente radicato. E invece, venuto a battaglia, fu sconfitto, fatto prigioniero e condotto nella città di Sais, nella sua dimora di un tempo, divenuta ormai la reggia di Amasi. 3) Per un certo periodo Amasi lo ospitò nella reggia, trattandolo con onore; ma infine, biasimato dagli Egiziani, tacciato di ingiustizia perché ospitava il loro e suo massimo nemico, decise di consegnare Aprieo agli Egiziani. Essi lo impiccarono e quindi lo seppellirono nella tomba di famiglia, 4) che si trova nel tempio di Atena, proprio accanto al sacrario, a sinistra per chi entra. I cittadini di Sais seppellivano nel tempio di Atena tutti i re originari del loro distretto: 5) così vi si trova pure la tomba di Amasi, ma più discosta dal sacrario rispetto alle tombe di Aprieo e dei suoi antenati, e precisamente nel cortile del santuario; consiste di un lungo porticato di pietra, ornato di colonne a forma di palmizi e di ogni altra decorazione di lusso; all'interno del porticato vi sono due grandi portali, in mezzo ad essi è collocato il monumento funebre.

170 1) Sempre lì a Sais nel santuario di Atena si trova anche la tomba di colui che ora sarebbe empietà nominare; giace nella parte posteriore del santuario lungo il muro di cinta. 2) Sempre nell'area del tempio si ergono grandi obelischi di pietra; accanto vi è un laghetto, ornato da un parapetto di pietra e perfettamente circolare, vasto, come mi parve, quanto il cosiddetto lago "rotondo" di Delo.  

171 1)  In questo laghetto si svolgono di notte le sacre rappresentazioni delle vicende di lui; gli Egiziani le chiamano "misteri": io so come si svolgono in ogni particolare, ma conserverò un religioso silenzio. 2) E mi guarderò anche dal parlare dei misteri di Demetra, che i Greci chiamano Tesmoforie, se non per quanto mi sia lecito dire: 3) furono le figlie di Danao a introdurre in Grecia questa cerimonia originaria dell'Egitto, insegnandola alle donne pelasgiche; poi, quando l'intero Peloponneso fu sconvolto dai Dori, il rito scomparve; solo gli Arcadi, unici superstiti delle popolazioni del Peloponneso, unici non dispersi, lo tennero in vita.  

172 1)  Detronizzato Aprieo, governò Amasi, originario del nomo di Sais e più precisamente della città di Siuf. 2) In un primo momento gli Egiziani disprezzavano Amasi e non lo stimavano affatto, in quanto era del popolo e non di una casata illustre; ma poi Amasi, con accortezza e prudenza, riuscì a guadagnarsi il loro favore. 3) Possedeva una enorme quantità di oggetti preziosi: fra gli altri un bacile d'oro nel quale lui e tutti i suoi invitati erano soliti lavarsi i piedi in ogni circostanza; egli lo ridusse a pezzi per ricavarne la statua di un dio, collocata poi nel punto più adatto della città; e gli Egiziani vi si affollavano attorno con grande venerazione; 4) Amasi, informato del comportamento dei suoi sudditi, li convocò e rivelò loro che l'immagine era stata fabbricata con un bacile e che ora gli Egiziani veneravano con profonda devozione un oggetto in cui si erano lavati i piedi e avevano vomitato e orinato. 5) Seguitò dicendo che lui si era trovato in una situazione paragonabile a quella del catino: se prima era uno del popolo ora invece era il loro sovrano e perciò li esortava a rispettarlo e a onorarlo. In questo modo si guadagnò la stima degli Egiziani, che accettarono di essere suoi sudditi.  

173 1)  Amasi sbrigava i suoi affari come segue: dall'alba fino a quando la piazza del mercato è affollata, si occupava delle questioni che gli venivano sottoposte, dopo di che beveva, beffava i suoi convitati, era frivolo e allegro. 2) Rammaricandosi per questo, gli amici lo ammonivano: "Sovrano, - gli dicevano - tu non agisci bene, ti comporti con troppa leggerezza. Dovresti startene seduto dignitosamente su un venerabile trono per tutto il giorno e affrontare questioni serie; in questo modo gli Egiziani saprebbero di essere governati da un uomo importante e tu avresti una fama maggiore. La tua attuale condotta, invece, non è affatto regale". 3) Ma lui una volta rispose: "Chi possiede un arco lo tende quando deve usarlo e dopo lo lascia allentato; questo perché se restasse continuamente in tensione l'arco si spezzerebbe, e quindi gli arcieri, al momento buono, non potrebbero più servirsene. 4) Identica è la condizione dell'uomo: uno che vuole essere sempre serio e non si lascia andare ogni tanto allo scherzo senza nemmeno accorgersene diventerebbe pazzo o stupido. Io ne sono convinto e perciò divido il mio tempo fra serietà e scherzo". Così Amasi rispose ai suoi amici.  

174 1)  Si dice che Amasi, anche da privato cittadino, abbia sempre amato bere e divertirsi; e che non fosse mai stato un individuo severo. Se bevendo e divertendosi gli veniva a mancare il necessario, andava in giro a rubacchiare. Quanti lo accusavano di possedere qualche loro bene, se lui si ostinava a negare, lo conducevano spesso di fronte all'oracolo del luogo dove si trovavano. Spesso fu dichiarato colpevole dai responsi, ma spesso veniva assolto. 2) Una volta salito al trono si comportò come segue: non si dette cura alcuna dei templi degli dei che lo avevano assolto dall'accusa di essere un ladro; non concesse denaro per restaurarli né li frequentava per compiere sacrifici; riteneva quegli dei indegni di considerazione, perché possedevano oracoli menzogneri; aveva invece molto riguardo per quelli che lo avevano condannato come ladro, stimando che fossero autentici dei e possedessero oracoli non menzogneri.  

175 1)  In onore di Atena a Sais costruì dei propilei stupendi, superiori a tutti gli altri per altezza e grandezza nonché per le dimensioni e la qualità delle pietre impiegate; inoltre offrì come dono votivo statue colossali e sfingi maschili, di grandi proporzioni e si procurò altri blocchi di pietra enormi per opere di restauro. 2) Alcune di queste pietre le fece venire dalle cave esistenti all'altezza di Menfi, altre, le più smisurate, dalla città di Elefantina, che dista da Sais una ventina di giorni di navigazione. 3) E ancora, e ciò suscita in me la maggiore meraviglia, fece venire da Elefantina una costruzione monolitica, impiegando per il trasporto tre anni e duemila operai, tutti appartenenti alla casta dei "piloti". La larghezza di questa costruzione esternamente è di circa venti cubiti: quattordici ne misura in larghezza e otto in altezza. 4) Tali sono le sue dimensioni esterne; all'interno la lunghezza è di diciotto cubiti e un pigone, "la larghezza di dodici cubiti" e l'altezza di cinque cubiti. Questa costruzione sorge presso l'ingresso del santuario. 5) Non lo portarono dentro l'area sacra, si dice, per questa ragione: stavano trainando l'edificio quando il direttore dei lavori emise un sospiro a causa della fatica e del tempo occorsi per un simile lavoro; allora Amasi, facendosi scrupolo, non consentì che lo si trasportasse più oltre. Altri invece raccontano che uno degli operai che manovravano le leve morì schiacciato: per questo motivo quindi non lo avrebbero più portato dentro.  

176 1)  Amasi dedicò in tutti gli altri celebri santuari opere sempre degne di essere viste per la loro imponenza; e fra le altre un colosso che giace supino a Menfi di fronte al tempio di Efesto, lungo ben 75 piedi. Sul medesimo piedistallo, ai lati del colosso maggiore, si ergono altre due statue in pietra etiopica, ciascuna delle quali è alta venti piedi. 2) Anche a Sais esiste un colosso simile, cioè giacente alla maniera di quello di Menfi. Fu poi ancora Amasi a far costruire a Menfi il tempio di Iside, un tempio assai grande e che assolutamente merita una visita.  

177 1)  Sotto il regno di Amasi, si racconta, l'Egitto godette di una grandissima prosperità: le piene del fiume gratificarono sempre la terra e i raccolti gli uomini: le città abitate in Egitto erano allora circa 20.000. 2) Fu Amasi a stabilire per gli Egiziani la legge per cui ognuno doveva ogni anno dimostrare di cosa vivesse; e per quanti eludevano quest'obbligo o non dimostravano di vivere onestamente era prevista la pena di morte. L'Ateniese Solone prese in Egitto questa norma e la introdusse ad Atene; e vi è tuttora in vigore, trattandosi di una legge ineccepibile.  

178 1)  Divenuto molto amico dei Greci, Amasi fece varie concessioni ad alcune popolazioni greche: in particolare permise a chi si recava in Egitto di risiedere a Naucrati; a chi non intendeva abitarvi, ma vi giungeva in viaggio, offrì delle aree per la edificazione di altari e templi per gli dei; 2) fra queste l'area sacra più grande, più rinomata e più frequentata si chiama Ellenio; la allestirono insieme varie città: le ioniche Chio, Teo, Focea, Clazomene, le doriche Rodi, Cnido, Alicarnasso, e Faselide, e la sola Mitilene per gli Eoli. 3) Le città alle quali appartiene il santuario sono le stesse che forniscono i sopraintendenti al mercato. Tutte le altre città che rivendicano una partecipazione lo fanno senza averne diritto. Gli abitanti di Egina per conto loro si costruirono un tempio di Zeus, e i Sami uno dedicato a Era, un altro ancora i Milesii ad Apollo.  

179 1)  L'unico grande antico emporio, e non ve n'erano altri in Egitto, era Naucrati. Se qualcuno approdava a una foce del Nilo diversa, doveva giurare di esservi arrivato per sbaglio, e dopo aver giurato doveva subito dirigersi verso il Nilo di Canobo; se i venti contrari impedivano di prendere il mare, allora bisognava trasportare le mercanzie attraverso l'intero Delta a bordo di barche egiziane, finché non si giungeva a Naucrati; di tale privilegio godeva Naucrati.  

180 1)  Quando gli Anfizioni appaltarono per trecento talenti la costruzione dell'attuale tempio di Delfi (il precedente era stato distrutto da un incendio scoppiato per cause naturali), i cittadini di Delfi dovettero pagare la quarta parte del prezzo di appalto. 2) Allora si recarono in varie città per raccogliere fondi e così facendo non fu certo dall'Egitto che ricavarono la somma minore. Amasi infatti regalò loro mille talenti di allume e i Greci residenti in Egitto versarono venti mine.  

181 1) Amasi firmò un trattato di amicizia e di alleanza militare con gli abitanti di Cirene. Anzi decise persino di prendere moglie in quella città, vuoi per il desiderio di avere una donna greca vuoi come segno di amicizia nei confronti dei Cirenei: 2) secondo alcuni sposò la figlia di Batto figlio di Arcesilao, secondo altri una certa Ladice figlia di Critobulo, un cittadino ragguardevole. Ora, accadeva che quando Amasi andava a letto con lei non era capace di fare l'amore, cosa che gli riusciva invece con le altre donne: 3) il fatto si ripeté varie volte sicché Amasi disse a Ladice: "Moglie mia, tu mi hai stregato e perciò non hai nessuna possibilità di sfuggire alla sorte peggiore mai toccata a una donna". 4) Ladice negava, ma senza arrivare a calmare il marito; perciò pregò fra sé Afrodite, promettendole di inviarle una statua a Cirene se la notte seguente Amasi fosse riuscito a fare l'amore con lei; che era, poi, l'unico rimedio al male. Dopo tale preghiera immediatamente Amasi riuscì a possederla e da allora tutte le volte che l'andava a trovare si univa con lei; e dopo la amò molto. 5) Ladice sciolse poi il voto alla dea facendo fabbricare una statua e inviandola a Cirene; la statua esiste ancora oggi e si trova all'esterno delle mura di Cirene. Quanto a Ladice, quando Cambise divenne il padrone dell'Egitto e seppe di lei chi fosse, la rimandò a Cirene sana e salva.  

182 1)  Amasi consacrò offerte anche in Grecia: a Cirene una statua d'oro, raffigurante Atena, e un proprio ritratto; a Lindo due statue di pietra dedicate ad Atena e una corazza di lino che merita di essere vista; ad Era in Samo due sue statue in legno che ancora ai miei tempi erano collocate nel tempio grande, subito dietro le porte. 2) A Samo consacrò le sue offerte a causa dei vincoli di ospitalità esistenti fra lui e Policrate figlio di Eace; a Lindo non per legami di ospitalità (non ne aveva), ma perché secondo la leggenda il tempio era stato costruito dalle figlie di Danao, colà approdate durante la loro fuga dai figli di Egitto. Questi furono i suoi doni votivi. Amasi fu il primo al mondo a conquistare l'isola di Cipro e a costringerla al pagamento di un tributo.

 

pesi e misure

orgia =2.1m circa per egizi , 1.8m circa sistema attico

scheno=12.6 Km

parasanga=6.3 Km circa

stadio attico=210m circa

stadio egizio=180m circa

braccio o cubito reale=49cm circa

braccio ordinario=44cm circa

dito=2cm circa

plettro egizio=30m circa

piede=34cm circa

palmo=8.5cm

talento=26 Kg circa

mina=0,436 Kg circa

dracma d’argento=4.36 gr

statere=8.72 grammi di argento

anfora=20lt circa

chenice=1,08lt circa

medimno=52lt circa

 

            

           

 

  

 

 

 

 

 

 

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